domenica 4 ottobre 2015

Impara l'arte e mettila da parte, dedicato al centro Don Orione


Oggi voglio condividere con voi l'amore per il teatro, facendovi leggere una testimonianza presa dal giornalino Don Orione nr.11, che ci fa riflettere su tanti pensieri mai espressi. Passione e gratitudine sfiorano il racconto toccante di Francesco Junior Di Volpe. Ho voluto condividere le sue parole nel mio blog, in modo che tutti possano apprezzare questa piacevole lezione di vita. 

"Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte" scriveva William Shakespeare nel XVI secolo. Nonostante siano passati tanti secoli, l'aforisma è di un'attualità disarmante. Non c'è cosa più bella del teatro se davvero si brama conoscenza e verità, non c'è cosa più bella del se si ha voglia di scoprire qualcosa in più di se stessi, sul proprio corpo, ma soprattutto sulla propria unicità. Il palcoscenico non è un semplice espediente fisico in cui rappresentare qualche simulacro della realtà, ma un "luogo sacro, in cui viene mostrato tutto ciò che è realmente: niente pudore, niente vergogna, ma solo verità. La cosa più interessante del teatro è il primo passo: tutto parte da lì e potrebbe addirittura finire lì. Se l'attore non mette piede sulla scena nel miglior modo possibile rischia davvero grosso. Questo in fondo, ce lo insegna anche la vita: quante prime volte abbiamo affrontato? E quante volte abbiamo sbagliato l'approccio iniziale per poi riprenderci a metà dell'opera? La prima volta è il così detto primo passo, sono momenti di grande ansia e paure. Io stesso ogni qualvolta che si tratta di cimentarsi in qualcosa di nuovo, ho il timore del primo passo e del primo approccio: insomma, ho l'eterna paura del numero uno.


Anche questa volta ho deciso di cimentarmi nel mondo del volontariato, ma soprattutto nel mondo del "teatro per disabili", ho avuto il timore di partire con il piede sbagliato di non essere all'altezza, ma alla fine come per consuetudine ho capito che non bisognava aver timore di nulla. Non c'è cosa più vera, le paure rappresentano i nostri limiti più grandi. 


Pensando al concetto di paura, ma soprattutto al concetto di unicità, ho cominciato a filosofare su un aforisma di Pirandello: " Mi conoscevano gli altri, ciascuno a modo suo, secondo la realtà che mi avevano dato; cioè vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io, non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano. Ogni giorno dovendo mostrare tante maschere diverse, ci dimentichiamo della nostra autenticità e quando si tratta ritrovarla per mostrarla agli altri incominciamo ad andare in tilt: avremmo così voglia di liberarci e di abbattere quelle barriere socio-culturali che rendono la nostra vita un eterno palcoscenico, ma il pudore e la reputazione, grandi amiche dalla paura sono molto più forti. In ogni caso, l'esperienza di poter calcare un piccolo palcoscenico con persone che quotidianamente definiamo "disabili", è stata per me motivo di grande orgoglio e un momento di pura e sana formazione. Mi piace accostare l'aggettivo "sano" a un termine così scontato quale è "formazione" perchè il volontariato è in grado di insegnarti tanto. 


A proposito di "sanità": in quel contesto, quello "sano" non ero certo io, con le mie paure e le mie ansie, con il timore di sbagliare o di bloccarmi a metà dell'opera. I disabili erano gli unici a non aver vergogna e ad apprendere tutto velocemente. Noi operatori invece, attimi di forti ansie. Eccome se ne abbiamo vissuti! Fortunatamente, l'adrenalina da palcoscenico si è tramutata in divertimento, in voglia di fare e l'immaginazione poi ha finalmente preso il sopravvento. Paradossalmente, il momento più bello è stato quello che ho temuto: il primo passo. E' stato proprio in quel momento, quando ho visto tutte quelle luci rivolte su di me e su Gabriele, che mi sono sentito finalmente vivo, carico e pieno di energia. Non so se in quel momento ero davvero un cane giocherellone, se ero al Don Orione o a Broadway, però so solo che mi sentivo finalmente a casa e che dalla scena non me ne volevo andare. Sperimentare la teatralità in un contesto nuovo, nel quale si dimostra la diversità in un'ottica non usuale, è qualcosa di straordinario. La disabilità e la diversità sono congetture errate dei tempi addietro che purtroppo continuano ad essere diffuse, congetture frutto dell'ignoranza che portano a screditare e denigrare ciò che si reputa "diverso". Impara l'arte e mettila da parte. Penso che più dell'arte sia arrivato il momento di mettere da parte il materialismo, le finte congetture, ma soprattutto la propria avidità, che continua a logorare incessantemente le anime di tanti uomini. Più di tanti master, di tante lauree e di tanti 30 e lode all'università, bisognerebbe brindare alle piccole cose che ci rendono persone vive, dal cuore generoso e dall'animo sincero.
 Frequentando il Centro Don Orione ho capito perchè "la carità salverà il mondo". 


Non c'è cosa più bella della sana formazione, così come del donarsi agli altri e vedere come piccoli gesti possono far star bene chi, in quel momento, ha bisogno della tua presenza. Ancora più bella è quella carità che non si basa sull'aiutare gli altri, ma nell'insegnare al bisognoso di essere in grado di fare tutto ciò che lui reputa un ostacolo. Grazie di vero cuore al Centro Don Orione per questa bellissima esperienza, ma in particolar modo a Don Giuseppe Valiante, ad Antonella per i suoi preziosissimi consigli, a Sonia e alla sua grandissima voglia di fare, a Elisabetta, Jiuly, Allegra, Giorgia, Veronica, ai ragazzi del Servizio Civile e a tutti quelli che hanno collaborato per la realizzazione di questa grandissima e bellissima macchina dell'arte.
Mi avete dato tanto e per questo vi ringrazio di vero cuore. 
Francesco Junior Di Volpe 

Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere così come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un'opera di teatro, ma non ha prove iniziali. Canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l'opera finisca priva di applausi. Charlie Chaplin


Voglio farvi ascoltare un brano che mi piace tanto: Castle In the Snow (castello nella neve) è il nuovo singolo di The Avener con la voce straordinaria di Amina Cadelli dei Kadebostany. Il video è come una fiaba.  


"Siamo tutti visitatori di questo tempo, di questo luogo meraviglioso. Siamo solo di passaggio. Il nostro scopo qui è osservare, crescere, amare e lasciare una traccia."

sabato 26 settembre 2015

For every pain there is a pleasure



We do not heal the past by dwelling there, we heal the past by living fully in the present. Marianne Williamson

Oggi voglio dedicare un post in inglese, un racconto toccante di Heather Rees, coach e scrittrice americana, che riprende la sua vita in mano dopo essere stata lasciata dal marito.  
My life fell apart on a warm August evening a few years ago. It had been a full summer: family visits, plans for a cross-country move, barbecues, and plenty of travel. We were happy, my husband and I.
Or so I thought.


On that August night, my husband came home to our cozy New York apartment, sat down, and told me, behind a smother of hands and hunched shoulders, that he’s in love with another woman. Well, not so much in those words, they actually came much later, but to save you a longer story, we’ll keep it at that.
What was clear was that he would not leave her despite the ten years we’d spent together, despite the love he still felt for me, despite the mistake he knew he was making.
And so, this man whom I loved with unbridled completeness, ran a sledgehammer through my life.
As it happens, the reverberations of that blow rippled out, unceremoniously taking down other pillars I had come to rely on for my sense of stability and well-being.
A week after my husband’s declaration, my spiritual home, the yoga studio I practiced and taught at nearly every day for years, closed with twenty-four-hour notice.
A week later, I was downsized out of another job. .
I shuffled through my days. At times I’d get a surge of energy and suit up with determination to do something about my situation. Other times I’d sink into an unmoving bump on the couch.


After weeks of treading water and binging on my stories of “poor me,” I realized that, despite my best efforts, life just kept coming at me. No matter how much I resisted and whimpered, the sun rose, birds sang, and babies still made me laugh.
I realized that I had a choice: I could keep shutting it out and wallow in misery, or I could open up and receive it.
I decided to open, ever so slowly, almost against my will. I started with small things: feeling the comforting weight of blankets piled on top of me as I vegged out on the couch, tasting the bitter sweetness of chocolate chip cookies, seeing the texture and hue of the landscape I stared out into.
In doing this, I discovered that what was breathing nourishment back into my soul and calling me forward into living again was none other than my senses.
Without doing anything dramatic, without making lofty resolutions or steeling my willpower, I began to heal. I softened. I even laughed. I relearned joy and ease and the thrill of taking risks.
Could it be so simple? Could it be so obvious?
Yes, and yes.


In opening, despite the pain and miserable facts of my life, a new awareness took hold, our senses are portals to the soul.
They are our inborn pleasure centers, receiving and transmitting sensory data-pleasure and pain-directly to the soul, where it is translated into information for the soul to use, to learn from, and to grow from.
The senses tell us, in every single darn moment: Yes, we’re alive (and what a gift!). And, yes, there is pleasure, and joy, and beauty, and so much room to expand into. They tell us, yes, this journey, this life, is worth it.
All we have to do is open up to what is, even just a tiny bit. The rest will take care of itself.
Opening, we see the beauty of the leaves in the sunlight.
Opening, we hear the wind chimes.
Opening, we feel a friend’s hand on our shoulder.
We take in the pleasure and the desire of our soul is quelled. We are set at ease. We have space now to rest, and heal.
So, I made the decision to nurture my senses and give my soul what it desired, even if it meant that my senses brought in pain, or ugly sounds, or smelly feet.
Because I learned that when my body aches from too many hours at the computer, I can still look to the blue sky and take cool drinks of water.


Because when I’m wracked with disappointment or the sting of failure, I can still feel warm water on my skin.
Because when I’m overwhelmed and wrung out from demands and deadlines, I can still breathe in the smell of a hearty stew and hear the kind words of friend.
For every pain, there is a pleasure. And I suspect that we are capable of pleasures far beyond the reaches of any pain.
It all starts with one simple move: opening to what is. Opening our sense portals to the deluge of pleasure that surrounds us, and filling our souls with the fullness of ease and nourishment beyond our imagination. This is the space we bathe in that heals wounded souls and broken hearts.






martedì 1 settembre 2015

La vita è guardare avanti sorridendo



Bentornati tutti! Vi siete divertiti, riposati, abbronzati e impigriti nell'ozio? Importante che l'equilibrio psicofisico, testa e corpo, sia in armonia. La fine di ogni bella vacanza ci fa diventare un pò malinconici e pensierosi. Io sono fortunata di essere ottimista di natura, contentissima per le più di mille visualizzazioni soltanto nel mese di agosto, chi l'avrebbe mai detto? 
Ora diciamo addio costume da bagno e sandali, capelli bagnati tutto il giorno, pareo ed  oli solari, addio pantaloncini corti e scarpe da trekking, ognuno a modo suo.
Ricominciano i doveri e obblighi di riprendere la vita fatta di orari e regole, sveglia per tutti, si torna al lavoro e a scuola. 
Ma il periodo più bello dell'anno purtroppo ha portato anche tristezza, dolore, dispiacere e sofferenza a tanta gente. La vita non è sempre rose e fiori, bisogna saperla vivere e superare ogni difficoltà grande o piccola che sia. Un cielo limpido e azzurro può oscurarsi da un momento all'altro. Per questo dico da sempre a tutti i miei amici "godetevi ogni attimo, pienamente, consapevolmente."
Una mia cara amica mi diceva pochi giorni fa "Gaby, che peccato, l'estate è finita! Nel tuo blog mettici qualcosa che fa bene al cuore, qualcosa per riprendere le forze della quotidianità. Mettici un inno alla vita, che ne abbiamo bisogno tutti!"
Hai ragione cara Paola, ci vuole un balsamo per l'anima e allo stesso tempo un vademecum per i nostri pensieri. Bisogna esorcizzare la negatività, buttare alle spalle cose tristi e angoscianti, ma senza mai abbassare la guardia. Impariamo dai nostri errori, perciò ricordatevi di mantenere in allenamento motivazione, ottimismo e gratitudine! Movimento crea movimento, pensieri positivi attraggono altra positività. Mai fermarsi e mai piangersi addosso, perchè la depressione che a volte coviamo, spesso è un modo di pensare sbagliato e aumenta solo altra negatività. Nel mio ricco archivio ne ho tanti consigli a proposito.
Secondo me la vita è un dono e non dobbiamo sprecarla neanche per un minuto. Non sai mai quali carte ti capiteranno nella prossima mano, impara ad accettare la vita come viene, così ogni singolo giorno ha il suo valore! L’importante è essere felice oggi, perciò riempi il cuore di gioia e fanne la scorta per quando le giornate saranno più grigie.
Buon rientro a tutti, cari amici e lettori di milleunsorriso! 


                                           Inno alla Vita 
Ama la vita così com'è.
Amala pienamente, senza pretese;
amala quando ti amano o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.
Amala quando ti rubano tutto,
o quando te lo regalano.
Amala nella piena felicità,
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando ti senti debole.
Amala quando hai paura,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.
Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Non vivere mai senza vita!
Il giorno più bello? Oggi.
L’ostacolo più grande? La paura.
L’errore più grande? Rinunciare.
La radice di tutti i mali? L’egoismo.
Il primo bisogno? Comunicare.
La felicità più grande? Essere utili agli altri.
Il sentimento più brutto? Il rancore.
Il regalo più bello? Il perdono.
Quello indispensabile? La famiglia.
La sensazione più piacevole? La pace interiore.


L’accoglienza migliore? Il sorriso.
La miglior medicina? L’ottimismo.
La forza più grande? La fede.
La cosa più bella del mondo? L’amore.
Le opere dell’amore
sono sempre opere di pace.
Ogni volta che dividerai
il tuo amore con gli altri,
ti accorgerai della pace
che giunge a te e a loro.
Siamo solo sassolini buttati nel mare
che fanno increspare l’acqua.
Trova un minuto per pensare, trova un minuto per pregare,
trova un minuto per ridere.
Madre Teresa di Calcutta



Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo e la musica,...
sono anche queste le cose che ti tengono in vita.
Bisogna solo scegliere cosa fare del tempo che ci viene concesso.
Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno.


Voglio farvi vedere un video toccante: Andrè Rieu, direttore d'orchestra, violinista e compositore olandese presenta il grande attore Sir Anthony Hopkins nella sala concerti della mia Vienna. L'emozione si legge nei suoi occhi mentre ascolta per la prima volta il suo Walzer, che scrisse 50 anni fa, una melodia che fa sognare.
Appena si parla di valzer, vi verrà alla mente la Vienna Imperiale e il Danubio Blu.
Questo romantico ballo in coppia nasce in Austria nella prima metà dell'800 e deriva dalla parola tedesca "walzen" volteggiare appunto. Generalmente, quando si parla di valzer occorre fare una distinzione tra due stili: il walzer viennese e quello inglese. Il primo ha uno stile musicale più veloce, con battute al minuto quasi il doppio dell'altro. Il tempo per entrambi è pur sempre il 3/4, cambia solo la velocità di esecuzione e la direzionalità dei passi.
Una cosa è certa, se avete l'occasione e la fortuna di avere un bravo cavaliere o dolce dama, ballare un Walzer come questo, rimane scolpito nel cuore e nella mente per sempre! 
Più "inno alla vita" di così?






mercoledì 29 luglio 2015

Tutto inizia al momento giusto

Ogni volta che fai qualcosa per gli altri, pensando solo alla loro felicità, ti senti meglio e questo alla fine ti riempie il cuore di gioia. E' un'esperienza che ti può cambiare la vita per sempre.
 Sergio Bambarén


Non posso iniziare la pausa estiva senza dedicare un pensiero alle 24.000 visualizzazioni del mio scrigno di riflessioni e di tanta energia positiva! Grazie a tutti per questo  magnifico traguardo. 

L'India insegna "I Quattro Principi della Spiritualità" 
La prima dice: "La persona che arriva è la persona giusta", cioè nessuno entra nella nostra vita per caso, tutte le persone intorno a noi, tutte quelle che interagiscono con noi, ci sono lì per un motivo, per farci imparare e progredire in ogni situazione.


La seconda legge dice: "Quello che succede è l'unica cosa che sarebbe potuta accadere." Niente, ma niente, assolutamente nulla di ciò che accade nella nostra vita avrebbe potuto essere altrimenti. Anche il più piccolo dettaglio. Non c'è un "se avessi fatto quello sarebbe accaduto quell'altro..." No. Quello che è successo era l'unica cosa che sarebbe potuta succedere, ed è stato così perché noi imparassimo la lezione e andassimo avanti. Ognuna delle situazioni che accadono nella nostra vita sono l'ideale, anche se la nostra mente e il nostro ego siano riluttanti e non disposti ad accettarlo.

La terza dice: "Il momento in cui avviene è il momento giusto." Tutto inizia al momento giusto, non prima non dopo. Quando siamo pronti ad iniziare un qualcosa di nuovo nella nostra vita, e allora che avverrà.


La quarta ed ultima: "Quando qualcosa finisce, finisce." Proprio così. Se qualcosa è conclusa nella nostra vita è per la nostra evoluzione, quindi è meglio lasciarlo, andare avanti e continuare ormai arricchiti dall'esperienza.


Penso che non sia un caso che stai leggendo questo, se questo testo è entrato nelle nostre vite oggi, è perché siamo pronti a capire che nulla accade per caso."

Il caso? Difficile dire che non esiste, ma in qualche modo mi andavo convincendo che gran parte di quel che sembra succedere appunto "per caso", siamo noi che lo facciamo accadere, siamo noi che, una volta cambiati gli occhiali con cui guardiamo il mondo, vediamo ciò che prima ci sfuggiva e per questo credevamo non esistesse. Il caso insomma, siamo noi.
T.Terzani


lunedì 20 luglio 2015

Oggi cosa fai? Vado a caccia di Serotonina!

Non c'è cosa più bella della semplicità; la semplicità dei gesti, delle parole, la semplicità dell'anima, la semplicità di un sorriso o di una lacrima, la semplicità di vedere il mondo che ci circonda con un cuore semplice... ma sincero.
Le ali del sorriso


Prima di salutarvi per le vacanze voglio voglio farvi leggere quanto sia importante la serotonina nella nostra vita quotidiana. Forse, anzi sicuramente, chi svolge regolarmente attività fisica è più avvantaggiato. Il movimento stesso crea le endorfine, le sostanza che ci regalano il senso della gioia e della felicità.
La serotonina invece è un neurotrasmettitore presente soprattutto nel sistema nervoso centrale e nel tratto gastro-intestinale. Nell'apparato digerente, la serotonina regola la digestione, mentre a livello del sistema nervoso centrale, questo neurotrasmettitore è fondamentale per regolare l'umore, il sonno, l'appetito, l'apprendimento e la memoria.
La serotonina è comunemente nota come ormone del buonumore. 
A livello del sistema gastro-intestinale, la serotonina è responsabile anche della formazione delle ossa. Li potrete controllare grazie alle analisi del sangue. La carenza di serotonina può causare depressione, attacchi di panico, emicrania, ipertensione e insonnia. Come fare per stimolare la serotonina e per incrementarne i livelli presenti nel nostro organismo, se dovessero risultare troppo bassi?
Il nostro organismo produce la serotonina a partire dal triptofano, una sostanza che possiamo assumere attraverso l'alimentazione. Tra gli alimenti di origine animale che contengono triptofano troviamo uova, latte e latticini, carne e salmone.


Vi sono poi alcuni alimenti che rappresentano delle vere e proprie fonti di serotonina. Tra di essi i più famosi sono il cacao e il cioccolato fondente, ma dobbiamo ricordare anche noci, kiwi, ananas, ciliegie visciole, pomodori, banane e prugne.
Sapevate che di Kiwi ne bastano 2 al giorno per migliorare l'umore?
Gli integratori di serotonina sono sicuri? Come per qualsiasi tipo di farmaco o integratore, anche la serotonina andrebbe sempre assunta sotto controllo medico. Meglio non affidarsi mai al fai da te, poiché all'assunzione di integratori di serotonina possono essere legati alcuni effetti collaterali da non sottovalutare, dall'eccessiva sonnolenza fino ad una vera e propria sindrome da serotonina, con ansia, febbre e irrequietezza.


Lo sapevate che la caffeina è considerata un vero e proprio soppressore della serotonina? No? Allora andateci piano. La sensazione di benessere che una tazzina di caffè è in grado di regalare, sarebbe dunque soltanto temporanea. Se i livelli di serotonina risultano bassi, potrebbe essere utile evitare di bere caffè e bevande energetiche ricche di caffeina.
L'attività fisica regolare e lo sport sano vanno sempre di pari passo con la buona salute. La si dovrà eseguire senza sforzi eccessivi, in modo che possa regalare al corpo una vera sensazione di benessere. Il nostro organismo rilascerà serotonina e ci permetterà di svolgere i nostri allenamenti nel completo comfort.
Chi non si sente portato per lo sport, non deve rinunciare all'attività fisica. Per sentirsi meglio sono sufficienti 30 minuti di camminata al giorno, magari all'aria aperta, in un parco, per incrementare la sensazione di benessere e di relax. Le camminate e l'esercizio fisico regolare aiutano ad incrementare i livelli di triptofano e quindi di serotonina.
Lo stress può influire sui livelli di serotonina. Quali sono i migliori antidoti allo stress? Oltre ai massaggi rilassanti e alle lunghe passeggiate nel verde, troviamo lo yoga e la meditazione, pratiche molto antiche che ancora oggi assicurano di mantenere a lungo uno stato di benessere. Anche la scienza lo ha confermato: lo yoga e la meditazione sono davvero efficaci contro ansia, stress e depressione, e ci aiutano a ritrovare il buonumore.
Inoltre non sottovalutate mai il potere di un abbraccio o di un semplice sorriso.
Marta Albè


Ora voglio chiudere milleunsorriso augurando a tutti una bella vacanza spensierata e magari anche riposante e per chi non ha questa fortuna, di non buttarsi giù, ma di tenere sempre lo spirito allenato per coltivare, in ogni caso, i pensieri positivi. Perchè una cosa è certa: per ognuno arriva il tempo suo, chi prima, chi dopo. 
Felice estate a tutti, con gioia e sorrisi, fantasticando con El Mismo Sol! 








venerdì 10 luglio 2015

The legend of the Cranky Old Man

Dentro ogni persona anziana c'è una persona più giovane che si sta chiedendo cosa diavolo sia successo. 
Terry Pratchett


Ho trovato un poema meraviglioso che non può mancare nel mio blog.  In poche parole è la  testimonianza di un signore anziano che parla della sua vita, tra cose belle e brutte, con la consapevolezza che nulla dura in eterno, della gratitudine per quello che c'è stato, tutto volato via in un attimo, troppo veloce. 



When an old man died in the geriatric ward of a nursing home in an Australian country town, it was believed that he had nothing left of any value. Later, when the nurses were going through his meager possessions, they found this poem. Its quality and content impressed the staff  so much that copies were made and distributed to every nurse in the hospital. One nurse took her copy to Melbourne. The old man's sole bequest to posterity has since appeared in the Christmas editions of magazines around the country and appearing in mags for Mental Health. A slide presentation has also been made based on his simple, but eloquent, poem. And this old man, with nothing left to give to the world, is now the author of this 'anonymous' poem winging across the Internet.
 The legend of the Cranky Old Man
 What do you see nurses?... What do you see?
 What are you thinking ... when you're looking at me?
 A cranky old man, ... not very wise,
 Uncertain of habit ... with faraway eyes?
 Who dribbles his food ... and makes no reply.
 When you say in a loud voice ... 'I do wish you'd try!'
 Who seems not to notice ... the things that you do.
 And forever is losing ... A sock or shoe? 
Who, resisting or not ... lets you do as you will,
 With bathing and feeding ... The long day to fill?
 Is that what you're thinking? ... Is that what you see?
Then open your eyes, nurse ... you're not looking at me.
 I'll tell you who I am ... As I sit here so still,
 As I do at your bidding, ...  as I eat at your will.
 I'm a small child of Ten ... with a father and mother,
 Brothers and sisters ... who love one another
 A young boy of Sixteen ... with wings on his feet
 Dreaming that soon now ... a lover he'll meet.
 A groom soon at Twenty ... my heart gives a leap.
 Remembering, the vows ... that I promised to keep. 
At Twenty-Five, now ... I have young of my own. 
Who need me to guide ... And a secure happy home.
 A man of Thirty ... My young now grown fast, 
Bound to each other ... With ties that should last.
 At Forty, my young sons ... have grown and are gone,
 But my woman is beside me ... to see I don't mourn.
 At Fifty, once more, ... Babies play 'round my knee,
 Again, we know children ... My loved one and me. 
Dark days are upon me ... My wife is now dead.
 I look at the future ... I shudder with dread.
 For my young are all rearing ... young of their own.
 And I think of the years ... And the love that I've known. 
I'm now an old man ... and nature is cruel. 
It's jest to make old age ... look like a fool.
 The body, it crumbles ... grace and vigour, depart.
 There is now a stone ... where I once had a heart.
 But inside this old carcass. A young man still dwells,
 And now and again ... my battered heart swells
 I remember the joys ... I remember the pain.
 And I'm loving and living ... life over again.
 I think of the years, all too few ... gone too fast.
 And accept the stark fact ... that nothing can last.
 So open your eyes, people ... open and see.
 Not a cranky old man.
 Look closer ... see ... ME!!

 Remember this poem when you next meet an older person who you might brush aside without looking at the young soul within. We will all, one day, be there, too!

 PLEASE SHARE THIS POEM! The best and most beautiful things of this world can't be seen or touched. They must be felt by the heart!



Un pò di tempo fa ho visto un brillante concerto della tribute band Pink Floyd Legend. Questo pezzo in particolare, che molti di voi conoscono " The great Gig in the sky", mi ha riportato indietro di tanti anni quando ero ragazzina e mi ha fatto venire i brividi per la bravura delle due cantanti. Sul palco si "duellano", artisticamente parlando, la famosa Durga McBroom e la bravissima Martina Pelosi. Assolutamente formidabile! Alzate il volume!


Bisogna stare attenti a tuffarsi nei ricordi, spesso ci si fa male cadendo di cuore.






mercoledì 1 luglio 2015

I colori di Oplontis

La cosa importante è non smettere mai di domandare. La curiosità ha il suo motivo di esistere. Non si può fare altro che restare stupiti quando si contemplano i misteri dell’eternità, della vita, della struttura meravigliosa della realtà. È sufficiente se si cerca di comprendere soltanto un poco di questo mistero tutti i giorni. Non perdere mai una sacra curiosità.
Albert Einstein


                 Gli scavi di Oplontis, un mondo di meraviglie


Oggi vi mostro una serie di straordinari dipinti antichi venuti alla luce dopo lunghi anni di restauri. Per scavi archeologici di Oplonti si intende una serie di ritrovamenti archeologici appartenenti alla zona suburbana pompeiana di Oplontis, seppellita insieme a Pompei, Ercolano e Stabiae dopo l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.


Oplontis è probabilmente quella che offre le più significative testimonianze monumentali del suburbio pompeiano. L'insieme degli edifici di età romana rinvenuti, a cominciare dall'epoca borbonica, nella moderna città di Torre Annunziata, è riferibile ad un vero e proprio centro urbano periferico, sottoposto amministrativamente alla giurisdizione di Pompei, caratterizzato dalla presenza di splendide ville ed edifici pubblici, collegati da strade. Ciò che caratterizza Oplontis è la presenza di due monumentali edifici di diversa destinazione: la cosiddetta Villa di Poppea, un gioiello di architettura romana, e grandioso e lussuoso complesso a carattere residenziale, e la Villa di Crassius Tertius, attualmente chiusa al pubblico, un'azienda incentrata sulla lavorazione di prodotti della terra.


La villa di Poppea, messa in luce tra il 1964 e il 1984, costituisce il più classico esempio di villa di Otium, edificata in prossimità della costa laddove, anche per la salubrità del clima, chi vi risiedeva poteva ritemprare il corpo e lo spirito lontano dalla vita caotica della capitale. Impreziosito da spettacolari decorazioni pittoriche in stile pompeiano e arricchito da pregevoli suppellettili, quali le sculture in marmo bianco, che ne decoravano i giardini e la piscina, l'edificio presenta le caratteristiche tipiche delle residenze patrizie. Attribuita a Poppea, moglie di Nerone, sulla base di alcune testimonianze che fanno riferimento alla persona dell'imperatrice, la villa doveva comunque far parte del ricco patrimonio immobiliare che la famiglia imperiale possedeva sulla costa campana.


La Villa dei Misteri è una villa suburbana di epoca romana ubicata a qualche centinaio di metri fuori dalle mura nord dell'antica città di Pompei. Di carattere rustico-residenziale, venne sepolta dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.; riportata alla luce a partire dal 1909, è uno degli edifici più visitati degli scavi di Pompei, soprattutto per la serie di affreschi del triclinio, raffiguranti riti misterici, ben conservati, da cui la struttura prende il nome. 


Questa dimora comprende oltre 70 ambienti per circa 3mila metri quadrati ed è un esempio di commistione tra villa d’otium, dal panorama unico e villa rustica situata nella parte suburbana di Pompei. Appartenuta forse alla famiglia degli Istacidii, risale al II. secolo a. C. con successive trasformazioni fino al momento dell’eruzione nel 79 d. C. Le decorazioni delle pareti si differenziano a seconda del periodo storico durante le quali sono state realizzate. Il tablino è affrescato con pareti nere mentre nel ciclo pittorico del Salone dei Misteri è il rosso a prevalere. La vera meraviglia del complesso però la troviamo nella camera attigua, che consiste in uno dei più straordinari dipinti murali dell'antichità. Una complessa rappresentazione che copre tre pareti e che fra le tante interpretazioni che le sono state date
sembra rappresentasse i momenti essenziali di una cerimonia sacra relativa ai culti in onore di Dioniso.



Fare facilmente ciò che gli altri trovano difficile è talento.
Fare ciò che è impossibile al talento è genio. 
Henri-Frédéric Amiel